Storia Di San Bonifacio
San Bonifacio dista 26 chilometri da Verona. Rispetto al capoluogo è in posizione est. Confina con la provincia di Vicenza. È facilmente raggiungibile grazie all'autostrada A4 (uscita Soave-San Bonifacio), alla strada regionale 11 ed alla linea ferroviaria Milano - Venezia. Come giurisdizione ecclesiastica il Comune di San Bonifacio appartiene alla diocesi di Vicenza.
Le origini e l'epoca romana

Corso Umberto Primo, oggi Corso Venezia dal 1930
Nella zona di San Bonifacio probabilmente esistevano piccoli villaggi (vicus o pagus) fin da epoche remote con epicentro sull'altura della Motta, tuttavia non se ne hanno prove documentarie o archeologiche. Di epoca romana abbiamo l'ara dedicata a Mercurio (attualmente murata, come pietra angolare, nel campanile della chiesa parrocchiale), un'ara di marmo dedicata a Giove, una lapide funeraria (entrambe nella cripta dell'abbazia di Villanova) e iscrizioni trovate a Villabella (ora in musei di Verona). La via Postumia attraversava (probabilmente) a nord il territorio di San Bonifacio. In particolare, a Villanova, venne trovato nel 1942 (in occasione dell'allargamento dell'ex SS 11), a circa due metri sotto il letto del torrente Tramigna (che qui si getta nell'Alpone) un ponte romano sovrastato da una via romana dai caratteristici blocchi di sasso nero, consumati dal passaggio di ruote. Si è inoltre confermato che già in epoca romana i confini tra Verona e Vicenza passavano per la frazione Locara: infatti la strada Lobia - Locara costituiva l'ultimo cardine orientale della centuriazione dell'agro veronese di Colognola ai Colli (oltre questa strada iniziava la centuriazione di Lonigo). Nella frazione di Lobia, nel 1490, venne scoperto un importantissimo cippo romano (attualmente presso il Museo Lapidario Maffeiano di Verona) che indicava i confini tra il territorio romano d'Este e quello di Vicenza.
Il Medioevo

Panorama dalla Motta, 1940
Questo confine fu mantenuto anche durante il periodo medievale fino ad arrivare ai nostri giorni, nonostante modesti cambiamenti. Importante è la località chiamata "Torri di Confine" con la sua chiesetta dedicata a San Michele Arcangelo, venerato (specie dai Longobardi) come difensore dei confini. È proprio un luogo di culto come la chiesetta di San Michele a Torri di Confine in Locara a testimoniare la presenza longobarda sul territorio del comune sambonifacese mentre frati benedettini, tra VI e VII secolo d. C. edificarono l'abbazia di Villanova dedicandola a San Pietro (probabilmente in sostituzione di un antico tempio pagano dedicato a Giove). La storia riferisce che intorno al 763, sant'Anselmo del Friuli, fondatore del monastero di Nonantola, fece costruire una chiesetta ai confini della diocesi vicentina, dedicandola a San Pietro. Questa si presume possa essere stata, nella sua struttura originaria, nell'abside destra dell'abbazia di Villanova. I benedettini chiamarono a raccolta gli abitanti del luogo e col loro aiuto bonificarono l'intera campagna che dalla Postumia si estendeva fino all'Adige. Nel periodo carolingio la zona di San Bonifacio rientrava nel Comitato Vicentino che si estendeva verso occidente ben oltre gli attuali confini della provincia di Vicenza visto che comprendeva località come Porcile (l'odierna Belfiore), Montecchia di Crosara, Arcole ed Albaredo d'Adige. Di pari estensione era la Diocesi vicentina, tant'è che ancora il Comune di San Bonifacio, pur essendo in provincia di Verona, ne fa parte. Dissolto l'impero carolingio, la minaccia veniva da est ed erano gli Ungari: probabilmente il castello della Motta venne costruito in tal occasione.
L'età moderna

Ponte sull'Alpone, 1903
La rinascita dell'abbazia di Villanova durò poco visto che dal 1450 al 1562 venne data in "commenda perpetua e talora ereditaria" ad altissimi prelati (molti dei quali vissero a Roma) facendo così cadere la vita monastica e l'interesse per la cura d'anime a favore di riscossione di decime e livelli. Nel 1562, a seguito del Concilio di Trento, i frati benedettini rinunciarono all'abbazia di Villanova ed a loro subentrarono gli Olivetani, anch'essi aventi per regola quella benedettina. San Pietro di Villanova restò dunque per qualche tempo aggregato al monastero (olivetano anch'esso) di Santa Maria in Organo di Verona ma poi, a fine '500, la vita monastica era ripresa. Dopo la peste di memoria manzoniana (1630) e le guerre (specie nel '500) la popolazione lentamente si stava riprendendo.
L'età contemporanea

Via Minghetti, oggi via Roma, nel 1933
Ciò che cambiò profondamente il paesaggio sambonifacese sarà, negli anni '50 dell'800 il tracciato della "strada ferrata lombardo-veneta" detta anche "Ferdinandea". Essa aveva una stazione (eretta nel 1849) nel Comune di San Bonifacio e lo attraversava interamente collegando Milano a Venezia. Fu una fortuna per l'economia locale. Vista l'importanza come centro del Distretto austriaco, il livello economico di molti cittadini e la facilità di comunicazione con i comuni vicini e con le città di Verona e Vicenza, San Bonifacio fu uno dei pochi comuni dotati di un teatro stabile durante la dominazione austriaca: era il "Teatro Adelfico". Nel 1876, con San Bonifacio nel regno d'Italia, si costruì l'odierno Municipio, realizzato su disegno di Antonio Caregaro Negrin. Nello stesso anno si sostituì il vecchio ponte sull'Alpone (quello che conduceva alla Motta) con un altro (l'attuale) avente strutture in ferro ma più basso degli argini.
Cosa visitare a San Bonifacio
Abbazia di S. Pietro

Abbazia di S. Pietro
L'abbazia di Villanova è il più insigne monumento di S. Bonifacio, la sua visione dalla vicina strada regionale n. 11 trasmette una magnifica espressione di architettura medievale; in essa sono racchiuse notevoli opere d'arte.
L'edificio romanico è dedicato a S. Pietro, fu verosimilmente costruito su delle preesistenze, e probabilmente ricostruito a seguito del terremoto del 1117 nel 1138 dall'abate Uberto di S. Bonifacio; successivamente restaurato alla fine del 1300 e a metà del 1700, i quest'ultimo caso ad opera dei monaci benedettini Olivetani.
L'edificio presenta tre navate e tre absidi. La celebre facciata da un'idea immediata dell'interno della chiesa: la zona inferiore costruita con tufo scalpellato, quella superiore elegantemente alternata in tufo e cotto, il rosone centrale è la probabile sostituzione successiva di una finestra a bifora.
Reperti romani sono riscontrabili sul pavimento, mentre un sarcofago in marmo racchiude la salma di don Giuseppe Ambrosini, collaboratore di don Calabria, recentemente beatificato. Completa la struttura il campanile-fortilizio del 1131, ammodernato con cella campanaria a trifore gotiche e una pina del 1400. L'antico convento era dotato di chiostro, quello attualmente visibile completamente stravolto dagli interventi posteriori, conserva, inglobate nella muratura, alcune arcate gotiche in mattoni che si possono far risalire agli importanti lavori di ristrutturazione fatti fare all'Abate Guglielmo da Modena intorno al 1400. Gli edifici della corte, recentemente completamente ristrutturati, sono stati adibiti ad uso abitativo.
Chiesa di sant'Abbondio

Chiesa di sant'Abbondio
Oltre il fiume Alpone, a sud del paese, la località Motta racchiude secolari testimonianze storiche. Qui si trova la chiesetta di Sant'Abbondio (1140 circa), antica pieve del borgo, costruita entro le cerchie del castello di San Bonifacio. Questa chiesa non deve essere confusa con la cappella, allo stesso modo, presente entro il castello e dedicata a San Bonifacio. Quest'ultima assai più antica, forse databile attorno al 830, doveva far parte integrante del corpo del castello e con esso demolita. La chiesa di Sant'Abbondio viceversa, resistette all'abbattimento del castello probabilmente perchè costituiva un corpo separato dalle cinte murarie. Nel XV secolo essa subì un importante restauro divenendo sede di attive confraternite religiose che provvidero nei secoli successivi al suo mantenimento. La presenza all'interno di numerosi affreschi ex voto, denota la sua utilizzazione come santuario. Nuovi lavori di restauro vennero compiuti nel 1900 e successivamente nel 2004.
Alcune opere adornano la chiesa: una statua dedicata al Santo, una Pietà in terracotta; i dipinti dedicati a S. Bartolomeo, a Sant' Antonio abate e altri, sono databili a fine '400.


